Videosorveglianza negli asili e nelle case di riposo

2 Lug 2019

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Articolo aggiornato il 23 Settembre 2020

Il Ministero degli Interni ha previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro per il 2019 e 15 milioni ogni anno dal 2020 al 2024 per l’installazione di sistemi di videosorveglianza negli asili e nelle case di riposo. Si tratta di un emendamento al decreto Sblocca cantieri approvato dalle Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato. Un fondo per finanziare l’installazione di sistemi di telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture socio sanitarie e assistenziali per anziani e disabili al fine di assicurare loro “la più ampia tutela”.

La dotazione sarà di 5 milioni di euro per il 2019 e di 15 milioni per gli anni successivi, dal 2020 al 2024. Con questi fondi spetterà ai comuni installare i sistemi di videosorveglianza. Altrettanti ne vengono stanziati per le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità. Con i fondi dovranno essere acquistate anche le apparecchiature per conservare le immagini per un “periodo temporale adeguato”.

Cosa prevede il disegno di legge?

Nello specifico, l’articolo 1 stabilisce la possibilità per gli asili nido e le scuole dell’infanzia di dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso al fine di garantire la sicurezza dei minori nelle medesime strutture. Viene stabilito che le registrazioni siano visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell’ordine e solo dietro formale denuncia di reato alle autorità nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.

L’articolo 2 prevede la possibilità per tutte le strutture assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio, convenzionate o no con il Servizio sanitario nazionale, nonché per quelle gestite direttamente dalle aziende sanitarie locali a carattere residenziale e semiresidenziale di dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso. Anche in questo caso le registrazioni  sono visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell’ordine e solo dietro formale denuncia.

Il flusso di dati cifrati in output dalle telecamere, sprovviste di dispositivi di comunicazione con risorse esterne, viene trasmesso via cavo ethernet o con soluzione wi-fi cifrata a un server interno che non è configurato per la connessione alla rete internet.

In poche parole la visione in chiaro delle immagini è preclusa a tutti, con la sola eccezione dell’autorità inquirente.

Photo by Di Lewis from Pexels

 

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