Cosa succederà al termine dell’epidemia?

A inizio gennaio, in una chiacchierata con il nostro amministratore Stefano Spagnesi, parlavamo dei progetti che OBS Italia aveva per questo 2020. Progetti che, ovviamente, sono stati in parte stravolti dall’emergenza COVID-19, che sta cambiando il modo di lavorare per la maggior parte delle aziende italiane. Le soluzioni di smart working sono state le prime risposte messe in campo dalle società che potevano operare in questa modalità e, soprattutto, erano attrezzate per farlo.

Stefano, come vede la situazione attuale? Nelle ultime settimane il termine smart working è stato sulla bocca di tutti, ma l’Italia è pronta?

“Le soluzioni ci sono tutte. Ci sono sistemi BYOD (Bring Your Own Device) che permettono all’utente di accedere a tutte le risorse aziendali da remoto, attraverso il suo notebook, tablet o smartphone, in sicurezza attraverso soluzioni in Cloud e l’integrazione di diverse piattaforme mobili. Le difficoltà che oggi può incontrare l’home working (oggi si tratta più di questo che vero e proprio smart working) possono essere in parte legate ad alcune zone della nazione ancora non coperte da connessioni veloci, e, soprattutto, da ostacoli logistici e mentali”.

Cosa intende per ostacoli logistici e mentali?

“In questi giorni ho visto molte persone, anche con ruoli aziendali importanti, collegate in videoconferenza dalla cucina o dal salotto. Sono persone che, giustamente, non hanno mai dovuto allestire un’area di lavoro in casa, perché l’ufficio è sempre stato in azienda. Se vuoi lavorare da remoto in modo efficiente devi avere uno spazio adeguato, funzionale all’attività. In seconda battuta c’è la questione mentale, sia dal punto di vista della concentrazione da mantenere senza lasciarsi distrarre da quello che avviene in casa, sia del rischio di lavorare senza più limiti di giorni e orari. È necessario darsi delle regole”.

Quando questa epidemia sarà completamente debellata, si tornerà a lavorare come prima o il processo verso il telelavoro è irreversibile?

“Questa epidemia ha soltanto accelerato un processo che già era in atto, seppur con lentezza. Come dicevo prima, gli strumenti per lavorare da remoto mantenendo inalterata l’efficienza ci sono. Uno smart working ben organizzato e strutturato, inoltre, può avere diverse ricadute positive. Le aziende possono risparmiare sui costi degli immobili, siano essi acquisti o affitti, attività oggi svolte sul posto di lavoro del cliente, pensiamo ai trasferisti di grandi aziende che girano il mondo per montare e aggiustare macchine, si faranno attraverso sistemi di manutenzione assistita da remoto, come ad esempio gli smartglassess. Ci saranno meno automobili in giro, con ricadute positive anche per l’ambiente”.

Per alcune imprese il telelavoro non è possibile. Ci sono realtà che dovranno, prima o poi, tornare ad operare con le stesse modalità precedenti al virus. Cosa può fare la tecnologia per rendere sicuro il loro lavoro?

“Alcuni mesi fa è comparsa in rete la notizia di una donna che, dopo il passaggio sotto una telecamera termica, aveva scoperto di avere un tumore al seno. Le telecamere termiche, sulle quali noi di OBS Italia abbiamo notevole esperienza, sono in grado di rilevare la temperatura corporea a distanza. L’installazione di una telecamera termica all’ingresso di un’azienda sarebbe in grado di individuare in tempo reale eventuali dipendenti con febbre e fermarli prima dell’ingresso nello stabilimento. Non solo, combinata con la tecnologia di riconoscimento facciale sarebbe in grado di segnalare dipendenti sprovvisti di mascherina o eventuali persone non ammesse all’azienda”.

In questo contesto OBS Italia come può essere di aiuto alle imprese?

“Sia sullo smart working che sui sistemi di controllo attraverso telecamere termiche ci sono diverse soluzioni, con costi e gradi di affidabilità che possono essere molto differenti. Ogni cliente ha le sue peculiarità e vanno valutate attentamente per trovare la soluzione migliore. Ci sono poi, soprattutto nel caso delle telecamere, importanti risvolti sul tema della privacy, che non vanno sottovalutati per non rischiare di incappare in sanzioni salate. Noi siamo da anni nel settore IT e abbiamo lavorato con aziende di ogni dimensione, inoltre siamo partner certificati di alcuni dei più importanti player del settore. Quello che ripetiamo sempre è di affidarsi a società serie, di comprovata esperienza, che sappiano consigliare al meglio su tutti gli aspetti dell’intervento”.

 

Photo by bongkarn thanyakij from Pexels

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